I social creano dipendenza: la sentenza che mette nei guai Meta e Google

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Sono anni che tutti ci chiediamo se i social fanno male e se hanno degli effetti negativi sulla nostra salute mentale. Poche settimane fa, un…

Marcello LegaApr 20, 20269 min di lettura

Sono anni che tutti ci chiediamo se i social fanno male e se hanno degli effetti negativi sulla nostra salute mentale. Poche settimane fa, un tribunale di Los Angeles si è pronunciato in merito e ha decretato che sì, i social creano dipendenza e non fanno abbastanza per salvaguardare gli utenti, anzi sono stati progettati apposta.

Il tribunale ha condannato Meta e Google a risarcire la vittima con 3 milioni di dollari, ma il valore della sentenza è simbolico: le Big Tech dovranno prendersi più responsabilità e modificare le app di social media per proteggere gli utenti.

In questo articolo parliamo di:

  • La recente sentenza del tribunale di Los Angeles sulla dipendenza dai social
  • Come incidono i social sulla mente dei più giovani
  • Cosa dice la scienza e come si difendono le Big Tech
  • Cosa possiamo fare come genitori per proteggerli senza creare nuovi conflitti in casa

Buona lettura!

Dipendenza dai social network: la sentenza di marzo 2026

Il 25 marzo 2026 un tribunale della città di Los Angeles ha condannato Meta e Google a risarcire con 3 milioni di dollari una donna per una dipendenza dai social network sviluppata durante l’infanzia, che aveva generato in lei ansia, depressione e problemi legati alla sua immagine e al suo corpo.

Al di là dei 3 milioni di dollari di indennizzo, una cifra irrilevante per le aziende di queste dimensioni, la sentenza ha un valore simbolico fortissimo, perché il processo è simile a circa altri 2000 attualmente in corso. (Ne avevamo parlato in questo articolo sui processi su social media e minori).

La donna, che si fa chiamare K.G.M. per proteggere la propria privacy, aveva iniziato a usare YouTube a 6 anni e Instagram a 11 anni. L’accusa sosteneva che alcune caratteristiche delle piattaforme siano state create appositamente per creare dipendenza, specialmente nei più giovani.

Come difesa, le aziende proprietarie delle piattaforme social avevano sostenuto che non esistessero prove scientifiche della dipendenza creata dai social network. E che quindi le cause non fossero sufficientemente solide.

Nel frattempo, nel resto del mondo, altri tribunali si stanno pronunciando su questioni simili. Ad esempio, solo un giorno prima un tribunale del New Mexico, negli Stati Uniti, aveva condannato Meta a pagare una multa di 375 milioni di dollari (323 milioni di euro) per non aver avvertito correttamente gli utenti dei pericoli delle sue piattaforme (Facebook, Instagram e WhatsApp) e di non aver protetto i minorenni dai predatori sessuali.

I social fanno male? Vediamo i problemi

Le accuse emerse negli ultimi processi riflettono preoccupazioni sempre più diffuse nella popolazione. Infatti, negli ultimi anni vari Paesi hanno deciso di vietare l’uso dei social ai minori di 16 anni, seguendo l’esempio dell’Australia.

Principalmente, esperti e giuristi accusano le grandi aziende tecnologiche di:

  • Aver sviluppato le loro piattaforme e app in modo da creare dipendenza negli utenti, soprattutto quelli più giovani.
  • Non fare abbastanza per proteggere la privacy e il benessere degli utenti.
  • Contribuire a problemi psicologici come la dismorfia e i disturbi del comportamento alimentare.

In particolare, i meccanismi più citati quando parliamo di app come YouTube o Instagram sono:

  • Scroll infinito.
  • Riproduzione automatica.
  • Algoritmi che consigliano contenuti.
  • Notifiche invasive.
  • Filtri estetici che modificano volto e corpo nelle foto.

Secondo la recente sentenza, le funzionalità che abbiamo elencato possono creare problemi come dipendenza, ansia, depressione, irritabilità, isolamento sociale, dismorfia e disturbi del comportamento alimentare, nonché stress da notifiche, esposizione alla disinformazione e la polarizzazione di opinioni e credenze.

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Rischi dei social per bambini e ragazzi

Questi fenomeni interessano tutti, ma sono particolarmente pericolosi per i minori. Il motivo è che le persone più giovani sono ancora in una fase di sviluppo del cervello e della psiche, hanno meno capacità di controllo razionale e sono più suscettibili alla dipendenza basata sul rilascio di dopamina (se vuoi, qui trovi una spiegazione scientifica molto dettagliata).

I ragazzi hanno più difficoltà ad autolimitare l’utilizzo di dispositivi, schermi e social network. E i bambini non hanno la maturità necessaria per utilizzare in sicurezza queste piattaforme, a cui si espongono involontariamente a moltissimi rischi.

Inoltre, la relazione tra dismorfia e canoni di bellezza della cultura dominante è ampiamente documentata, e i social fanno da cassa di risonanza per questo tipo di contenuti, causando disturbi psicologici e dell’alimentazione nei minori.

Come si difendono le aziende

Le Big Tech hanno una linea di difesa molto compatta: non ci sono ancora abbastanza evidenze scientifiche sull’argomento. Effettivamente, il DSM-5, (l’ultima versione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) non riconosce ancora la “dipendenza da social network” come un disturbo autonomo.

Tuttavia, molti studi parlano di “uso problematico” o “comportamento compulsivo”, con caratteristiche tipiche:

  • Difficoltà a smettere.
  • Bisogno di usare sempre di più (tolleranza).
  • Irritazione o ansia quando si smette.
  • Impatto su sonno, lavoro, relazioni.

Inoltre, sempre più utenti sia giovani che adulti riportano esperienze negative e compatibili con queste teorie. Ma soprattutto, diversi studi hanno confermato un aspetto importante dei social, ovvero come reagisce il cervello umano alle interazioni, ad esempio a like, visualizzazioni, sorprese e così via: rilascia dopamina.

La dopamina è un neurotrasmettitore che il cervello rilascia quando riceve una ricompensa, soprattutto se è imprevedibile, come una vincita alle slot machine. Questo meccanismo genera una sensazione piacevole e rafforza il comportamento, dando origine a quello che viene chiamato rinforzo intermittente, un fenomeno ben studiato.

Oltre a questo, le aziende tecnologiche si difendono con altre tre argomentazioni: sostengono di non avere la responsabilità dei contenuti pubblicati, che siano gli utenti a scegliere liberamente cosa fare e che le funzionalità sotto accusa migliorino l’esperienza utente.

Alla fine, il punto critico è questo: si tratta di una progettazione intenzionale, studiata per creare dipendenza e senza pensare al benessere degli utenti o di un effetto collaterale non previsto? Per questo la recente sentenza è emblematica: non dice semplicemente che i social media fanno male, ma che sono stati progettati esplicitamente per ottenere gli effetti che abbiamo visto sulle persone.

Cosa fare per proteggersi dagli effetti negativi dei social

Sapere che i social possono creare dipendenza è il primo passo, ma la vera domanda è “cosa possiamo fare concretamente per proteggere noi stessi e i nostri figli?” Ecco alcune strategie efficaci, sia per gli adulti che per i più giovani.

Per i genitori: come proteggere i figli

Inizia con una conversazione aperta, non con un divieto. Vietare i social senza spiegare il perché genera solo conflitti e aggiramento delle regole. Parla con i tuoi figli di come funzionano questi meccanismi (lo scroll infinito, le notifiche, i like) e del perché sono stati progettati così. I ragazzi che capiscono il “trucco” sono molto più capaci e interessati a resistere.

Stabilisci regole chiare e condivise. Non si tratta di sorvegliare, ma di creare abitudini sane insieme e che valgano per tutti i membri della famiglia. Alcune regole pratiche che funzionano:

  • Niente telefono durante i pasti e un’ora prima di dormire.
  • Zone della casa “social-free”, come la camera da letto.
  • Un limite giornaliero di utilizzo concordato, non imposto.

Usa gli strumenti di controllo parentale. Tutti i principali dispositivi e piattaforme offrono oggi strumenti utili: il tempo schermo su iOS e Android, i controlli familiari di Google o app dedicate come Panda Dome Family. Non sono la soluzione definitiva, ma aiutano.

Attiva le impostazioni di sicurezza sui profili dei minori. Su Instagram, TikTok e YouTube puoi impostare profili ristretti, disabilitare i messaggi diretti da sconosciuti e limitare i contenuti consigliati. Fallo insieme a tuo figlio, trasformandolo in un momento educativo

Tieni d’occhio i segnali di allarme. Ecco alcuni segnali che richiedono attenzione: irritabilità quando viene tolto il telefono, calo dei risultati scolastici, isolamento dagli amici, disturbi del sonno o un’ossessione crescente per l’aspetto fisico.

Per tutti: come ridurre la dipendenza dai social

Disattiva le notifiche non essenziali. Le notifiche sono progettate per richiamarti continuamente sulle app. Tienile attive solo per messaggi diretti da persone reali, e disabilita tutto il resto: like, commenti, suggerimenti e news.

Sostituisci lo scroll con un’azione alternativa. La dipendenza da social si rinforza soprattutto nei momenti di noia o stress. Identifica i tuoi momenti a rischio, ad esempio quando aspetti l’autobus quando fai una pausa per prendere un caffè, e prepara un’alternativa: un podcast, un libro o anche solo guardare fuori dalla finestra.

Usa il feed cronologico, se disponibile. L’algoritmo è progettato per tenerti incollata allo schermo il più a lungo possibile. Se puoi, passa alla visualizzazione cronologica e guarda solo gli aggiornamenti degli account che hai scelto personalmente di seguire.

Fai un digital detox graduale. Non serve sparire dai social del tutto. Prova a stabilire un giorno a settimana senza social o a non aprire nessuna app prima delle 9 di mattina. Piccoli cambiamenti di routine possono fare una grande differenza nel lungo periodo.

Rifletti su come ti senti dopo aver usato i social. Tieni un piccolo diario mentale: dopo aver usato Instagram per 20 minuti, ti senti meglio o peggio? Più energico o più ansioso? La consapevolezza è lo strumento più potente che hai.

 

La recente sentenza del tribunale di Los Angeles ci dice qualcosa di importante: il problema non è individuale e la responsabilità non è solo di chi usa i social. Le piattaforme hanno una responsabilità precisa nel modo in cui sono state progettate, e la pressione legale e sociale potrà spingerle a cambiare.

Nel frattempo, però, non possiamo aspettare che siano le Big Tech a tutelarci. Come utenti, e soprattutto come genitori, abbiamo il potere di fare scelte consapevoli e di insegnare ai nostri figli a fare lo stesso.

Quindi sì, i social creano dipendenza e hanno effetti potenzialmente negativi sulla salute mentale, specialmente nei bambini e ragazzi; perciò, è importantissimo farne un uso consapevole e limitato, ed educare i figli a fare lo stesso.

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Buona navigazione e buon uso consapevole dei social network!

Autore

  • author-marcello-lega

    Giornalista e traduttore con oltre 18 anni di esperienza in tecnologia e cybersecurity. Scrive contenuti su privacy online, minacce digitali e sicurezza informatica, con l’obiettivo di rendere questi temi chiari e utili per tutti.

    Ha conseguito il Google Cybersecurity Certificate. Per Panda Security, realizza articoli che aiutano gli utenti a proteggere la propria vita digitale.