Il riconoscimento facciale è ormai presente in molti aspetti della nostra vita, anche se a volte non ce ne rendiamo conto. Di solito, lo usiamo per sbloccare lo smartphone, verificare la nostra identità online o superare i controlli negli aeroporti. Ma questa tecnologia può essere utilizzata anche dalle forze dell’ordine per identificare una persona ripresa da una telecamera.
Proprio questo utilizzo è tornato al centro dell’attenzione in Italia. Ad agosto 2026, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che disciplina l’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale nelle attività di polizia, compresa l’identificazione biometrica in tempo reale. Quest’ultima sarà consentita solo in casi eccezionali, per periodi limitati e previa autorizzazione di un’autorità giudiziaria.
Ma cosa significa esattamente “riconoscimento facciale”? Come fa un software a stabilire che il volto ripreso da una telecamera appartiene proprio a una determinata persona? E quali sono i rischi per la privacy? Ne parliamo in questo post.
Cos’è il riconoscimento facciale?
Prima di addentrarci negli aspetti legali e nelle novità introdotte dal recente decreto, ripassiamo insieme cos’è esattamente il riconoscimento facciale, perché è normale avere dei dubbi e in questo campo ci sono molti falsi miti.
Il riconoscimento facciale è una tecnologia biometrica che permette di identificare o verificare l’identità di una persona analizzandone il volto. Non tutti i software capaci di individuare un viso, però, effettuano necessariamente il riconoscimento facciale.
Il riconoscimento facciale comprende due o tre operazioni diverse, a seconda della finalità:
- Rilevamento: il sistema individua la presenza di un volto in un’immagine o in un video tramite tecniche di computer vision.
- Verifica: confronta il volto con quello associato a un’identità già dichiarata, ad esempio per verificare che chi sta sbloccando un dispositivo sia effettivamente il proprietario.
- Identificazione: può confrontare il volto con quelli presenti in un database per cercare di stabilire a chi appartiene.
Quest’ultima applicazione è quella che suscita più dubbi e preoccupazioni a livello di privacy, soprattutto quando viene utilizzata negli spazi pubblici e all’insaputa delle persone.
Come funziona il riconoscimento facciale?
Sapere come funziona il riconoscimento ci aiuta anche a capire meglio i problemi legali e di privacy che può generare, oltre a correggere alcune credenze sbagliate e ancora diffuse tra il pubblico.
I primi sistemi di riconoscimento facciale si basavano sulla misurazione vera e propria di caratteristiche specifiche, come la distanza tra gli occhi, ma i modelli recenti utilizzano l’intelligenza artificiale e sono quindi molto più sofisticati.
Attenzione: quando parliamo di AI nel contesto del riconoscimento facciale, non ci riferiamo all’intelligenza artificiale generativa (come ChatGPT o Gemini), ma ad altre tecnologie come le reti neurali.
Vediamo come funziona esattamente il riconoscimento facciale:
1. Il software individua il volto
Il software analizza un’immagine statica o un fotogramma di un file video e riconosce la presenza di un volto umano. In questa fase, individua anche i punti di riferimento principali, come occhi, naso e bocca, che consentono di allineare il viso e compensare digitalmente distorsioni e difetti delle immagini, come inclinazioni eccessive o prospettive falsate.
2. L’AI analizza il volto
A questo punto entra in gioco un modello di intelligenza artificiale addestrato a distinguere i volti. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, i sistemi moderni non seguono semplicemente una lista prestabilita di misure, come “distanza tra gli occhi = 6 centimetri”.
Le reti neurali imparano durante l’addestramento quali caratteristiche e combinazioni di caratteristiche sono più utili per distinguere una persona da un’altra, per cui il risultato è molto più complesso di una serie di misure anatomiche.
È un po’ come la capacità umana di riconoscere il volto di una persona, che si basa in modo innato su varie facoltà e caratteristiche, ma non necessariamente su lunghezze e proporzioni.
Inoltre, l’AI è adattiva, cioè analizza ciascun volto e, in base alle sue caratteristiche, capisce quali sono gli elementi migliori da usare per riconoscere o confrontare quel volto con altri.
3. Il volto viene trasformato in numeri
Le caratteristiche individuate vengono trasformate in una rappresentazione matematica chiamata embedding, composta da centinaia di valori numerici. In pratica, invece di confrontare direttamente due fotografie pixel per pixel, il sistema confronta le loro rappresentazioni matematiche.
Questi numeri non corrispondono direttamente a caratteristiche come “larghezza del naso” o “distanza tra gli occhi”. È la rete neurale a imparare quali combinazioni di caratteristiche permettono di distinguere meglio un volto dagli altri e a condensarle nell’embedding.
Quando deve confrontare due volti, il sistema confronta quindi i rispettivi vettori e calcola quanto sono vicini tra loro matematicamente: più sono simili, maggiore è la probabilità che appartengano alla stessa persona.
4. Il sistema cerca una corrispondenza
L’embedding ottenuto può quindi essere confrontato con quelli presenti in un database. Il software calcola il livello di somiglianza e, se supera una determinata soglia, segnala una possibile corrispondenza.
Non si tratta quindi di una risposta assoluta del tipo “questa persona è X”, ma di una valutazione probabilistica basata sulla somiglianza. Questo è importante perché, anche nei sistemi più avanzati e addestrati con grandi quantità di dati, non è possibile azzerare il rischio di falsi positivi, cioè di riconoscimenti sbagliati.
Dove viene utilizzato il riconoscimento facciale?
Una delle applicazioni più diffuse e familiari è la verifica dell’identità, in particolare per accedere a sistemi e dispositivi, come nel caso dello sblocco dello smartphone o l’accesso a servizi governativi.
Il riconoscimento facciale, inoltre, viene usato anche in ambienti critici, come negli aeroporti, ai controlli di frontiera o per accedere a zone soggette a restrizioni nei perimetri di aziende o organizzazioni pubbliche.
Un ambito più complesso e delicato, invece, è quello della videosorveglianza e delle attività delle forze dell’ordine, a cui è dedicato il recente decreto. Un sistema può, ad esempio, confrontare il volto ripreso da una telecamera con quelli contenuti in un database di indiziati o ricercati. Ed è qui che iniziano i dubbi etici e le preoccupazioni per la privacy personale.
Riconoscimento facciale in Italia: cosa cambia?
La nuova normativa italiana non significa che dal 2026 il riconoscimento facciale sia improvvisamente “diventato legale”.
Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri disciplina, tra le altre cose, l’uso dell’AI da parte delle forze di polizia e stabilisce specifiche condizioni per l’identificazione biometrica in tempo reale. Il governo ha inoltre vietato la creazione di banche dati biometriche attraverso la raccolta massiva e indiscriminata di immagini dal web.
Le regole italiane si inseriscono nel quadro normativo stabilito dall’AI Act europeo. L’identificazione biometrica remota in tempo reale negli spazi accessibili al pubblico per finalità di polizia è in linea generale vietata, con poche eccezioni rigorosamente definite:
- La ricerca mirata di persone scomparse o vittime di determinati reati
- La prevenzione di minacce gravi e imminenti alla vita o di attacchi terroristici
- L’identificazione di sospettati per reati gravi
L’utilizzo deve inoltre essere “necessario e proporzionato, limitato nel tempo, nello spazio e alle persone interessate e, salvo situazioni urgenti specificamente previste, autorizzato preventivamente”.
Non si tratta quindi di un via libera all’identificazione di chiunque cammini per strada e in linea generale il decreto stabilisce che, per usare il riconoscimento facciale basato su AI, sarà necessaria l’autorizzazione preventiva dell’autorità giudiziaria, salvo i casi urgenti previsti dalla legge.
Quali sono i rischi per la privacy del riconoscimento facciale?
Vediamo quindi quali sono i rischi concreti per le persone, non tanto alla luce del nuovo decreto, ma in relazione all’uso generale del riconoscimento facciale in ambienti pubblici e privati:
1. Raccolta di dati personali. Il primo problema riguarda la natura stessa delle informazioni raccolte, perché il volto è un dato biometrico altamente sensibile e il motivo è semplice: una password compromessa può essere cambiata, mentre il viso no.
2. Rischio di sorveglianza di massa. Un sistema capace di identificare automaticamente le persone attraverso telecamere distribuite sul territorio potrebbe consentire, almeno tecnicamente, di ricostruirne movimenti e abitudini su una scala difficilmente raggiungibile con la videosorveglianza tradizionale.
3. Errori di riconoscimento. Condizioni di illuminazione, qualità delle immagini e altri fattori possono influire sull’accuratezza e un falso positivo può associare un volto alla persona sbagliata.
Proprio per questo, l’AI Act stabilisce che una decisione con effetti giuridici negativi non possa basarsi esclusivamente sul risultato prodotto da un sistema di identificazione biometrica remota in tempo reale, e che sia sempre necessaria la presenza della supervisione umana.
4. Effetti sul comportamento sociale. Infine, sapere di poter essere identificati automaticamente negli spazi pubblici può influenzare il comportamento delle persone.
È il cosiddetto chilling effect: la percezione di essere costantemente sorvegliati può scoraggiare, ad esempio, la partecipazione a manifestazioni o l’esercizio di altri diritti fondamentali. È uno dei motivi per cui l’Unione europea considera particolarmente invasivo l’uso di questi sistemi in tempo reale da parte delle forze dell’ordine.
Come abbiamo visto, quindi, il riconoscimento facciale è una tecnologia molto utile, ma che deve essere regolamentata con attenzione e il cui abuso, anche da parte delle forze dell’ordine, può limitare fortemente i diritti e la privacy delle persone.
La normativa europea e italiana cerca quindi di bilanciare le possibili applicazioni di questa tecnologia con la tutela della privacy e dei diritti fondamentali. Per concludere, vediamo un elenco di risposte ai dubbi più frequenti su questo argomento.
Domande frequenti sul riconoscimento facciale
Il riconoscimento facciale è legale in Italia?
Dipende dall’utilizzo. Non esiste un’autorizzazione generale a identificare automaticamente chiunque negli spazi pubblici. In particolare, l’identificazione biometrica remota in tempo reale da parte della polizia è soggetta alle condizioni e alle eccezioni molto specifiche previste dalla normativa europea e italiana.
La polizia può utilizzare il riconoscimento facciale?
Sì, ma l’utilizzo dell’identificazione biometrica in tempo reale negli spazi pubblici è sottoposto a forti limitazioni. Deve rientrare nei casi previsti dalla legge, essere necessario e proporzionato e, normalmente, essere autorizzato preventivamente dall’autorità giudiziaria.
Una telecamera può riconoscermi mentre cammino per strada?
Una normale telecamera di videosorveglianza si limita a registrare immagini e, normalmente, non utilizza il riconoscimento facciale. Per identificare automaticamente una persona è necessario un sistema biometrico che analizzi il volto e lo confronti con dati di riferimento.
Il riconoscimento facciale funziona con barba, occhiali o mascherina?
I sistemi moderni possono riconoscere un volto anche quando alcune caratteristiche cambiano o sono parzialmente coperte, ma questi fattori possono ridurre la precisione del riconoscimento. Molto dipende dal sistema utilizzato e dalla qualità delle immagini disponibili.
Il riconoscimento facciale può sbagliare persona?
Sì, nessun sistema è infallibile. Il risultato dipende dal modello, dalla qualità dell’immagine, dalla soglia utilizzata per determinare una corrispondenza e da molti altri fattori. Un possibile match non equivale quindi automaticamente a un’identificazione certa.
Si può ingannare il riconoscimento facciale con una fotografia?
I sistemi più evoluti possono utilizzare tecniche di liveness detection per verificare che davanti alla telecamera ci sia una persona reale e non semplicemente una fotografia o un video. L’efficacia di queste protezioni varia però da un sistema all’altro.
Face ID è riconoscimento facciale?
Sì, ma il suo utilizzo è diverso dall’identificazione biometrica su larga scala. Un sistema di autenticazione come Face ID risponde alla domanda “sei la persona autorizzata a utilizzare questo dispositivo?“, e non cerca la tua identità all’interno di un database contenente migliaia o milioni di persone.
Il riconoscimento facciale usa sempre l’intelligenza artificiale?
I moderni sistemi di riconoscimento facciale si basano generalmente su tecniche di intelligenza artificiale e machine learning (da non confondere con l’AI generativa e i sistemi LLM come ChatGPT). L’AI permette di estrarre dal volto caratteristiche utili all’identificazione e trasformarle in rappresentazioni matematiche che possono essere confrontate rapidamente con quelle di altri volti.
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