Parental control, filtri, verifica dell’età e divieti di accesso ai social sono oggi i principali strumenti utilizzati per proteggere i bambini e gli adolescenti online. Sono misure molto utili, ma in fondo quello che fanno è limitare o cercare di rendere più sicuro l’uso di piattaforme pensate per gli adulti.
Molti di questi ambienti sono particolarmente dannosi per i minori, perché si basano sulla pubblicità, sulla raccolta dei dati e sul tentativo di mantenere gli utenti collegati il più a lungo possibile.
È per questo che ultimamente sempre più esperti si chiedono quale potrebbe essere una soluzione alternativa, e la risposta più diffusa è questa: invece di limitare un internet per adulti, perché non crearne uno pensato appositamente per i minori?
Ne parliamo in questo articolo:
- Sicurezza dei minori su internet: come cerchiamo di proteggerli
- Pericoli e limiti di internet per i minori
- Cosa manca: un internet pensato davvero per i minori
- Esempi di iniziative già in corso
- Cosa possono fare i genitori
Buona lettura!
Sicurezza dei minori su internet: come cerchiamo di proteggerli
Finora, istituzioni e aziende private hanno adottato diversi strumenti per proteggere i minori, sia per quanto riguarda l’uso responsabile sia per le minacce dirette, come il cyberbullismo e gli adescatori.
Questi sono gli strumenti e gli approcci più utilizzati attualmente:
- Parental control
- Limiti al tempo trascorso davanti agli schermi
- Filtri per siti, app e contenuti
- Profili per bambini
- Età minima per social network e piattaforme
- Sistemi di verifica dell’età
- Impostazioni più restrittive per privacy, messaggi e geolocalizzazione
Sono tutti strumenti utili, soprattutto perché aiutano i genitori a capire cosa fanno i propri figli online e a quali pericoli sono più esposti, ma hanno un limite importante: si basano sull’idea di mettere delle restrizioni a una piattaforma o un’app che di base non è pensata per loro.
Internet raramente parla il linguaggio di bambini e ragazzi, semplicemente perché sono le fasce di utenti meno monetizzabili, eppure i minori trascorrono sempre più tempo online.
Questo significa che oltre a limiti e barriere, dobbiamo creare spazi e strumenti che siano pensati appositamente per loro, fin dalla fase di progettazione.
Pericoli e limiti di internet per i minori
Vediamo alcuni dei pericoli e dei rischi a cui sono più esposti i minori online e che dipendono direttamente da come sono concepiti gli spazi e gli strumenti:
- Raccolta e analisi dei dati
- Pubblicità personalizzata
- Algoritmi che premiano i contenuti più capaci di attirare l’attenzione
- Notifiche e riproduzione automatica
- Scorrimento infinito
- Microtransazioni
- Obiettivo di aumentare il tempo trascorso sulla piattaforma
Le protezioni per i minori vengono aggiunte in un secondo momento per mitigare gli effetti di questi meccanismi, che però rimangono parte integrante delle piattaforme e delle app.
Per fare un esempio concreto: tutti i filtri del mondo applicati a Instagram non servono a fermare il sistema di ricompensa dello scroll continuo, per cui l’unico modo efficace per prevenirne le conseguenze è impedirne l’uso o sviluppare una piattaforma alternativa.
Cosa manca: un internet pensato davvero per i minori
Non basta più prendere gli strumenti e i canali esistenti e renderli meno pericolosi. Bisogna crearne di nuovi che siano già a misura dei minori.
Servono ambienti progettati fin dall’inizio tenendo conto dell’età, del livello di maturità, delle competenze e del benessere dei giovani utenti.
Non è necessario creare una rete separata dal resto di internet. Servirebbe piuttosto un ecosistema di servizi progettati per i più giovani: piattaforme educative, comunità creative, social network non commerciali, servizi digitali pubblici, spazi moderati da scuole, biblioteche o associazioni e siti di informazione adatti alle diverse fasce d’età.
Per creare spazi di questo tipo, servirebbe la collaborazione di diversi attori: istituzioni pubbliche, scuole, università e biblioteche in primis, ma anche esperti di sviluppo infantile, organizzazioni non profit, professionisti della sicurezza digitale, aziende tecnologiche e, soprattutto, i diretti interessati: bambini e ragazzi.
Esempi di iniziative già in corso
Quella che abbiamo descritto finora non è solo la nostra visione personale, ma è già l’approccio seguito da alcune istituzioni e aziende. Di seguito ti presentiamo alcuni esempi di internet pensato e sviluppato per i minori:
- Scratch/ScratchJr: sviluppata dal MIT, è la piattaforma di riferimento mondiale per insegnare la programmazione tramite blocchi grafici. ScratchJr è pensata per la fascia 5-7 anni, mentre la versione standard è per ragazzi dagli 8 anni in su.
- Minecraft Education: una versione speciale del celebre videogioco, modificata per le scuole, che permette ai ragazzi di esplorare la storia, la chimica, la matematica e la programmazione in un mondo 3D.
- Prodigy Math: un vero e proprio gioco di ruolo fantasy dove i bambini (6-14 anni) avanzano nelle sfide e combattono mostri risolvendo problemi di matematica adattiva.
- Khan Academy Kids: una piattaforma interamente gratuita e senza pubblicità per bambini dai 2 agli 8 anni. Copre lettura, scrittura, matematica e abilità socio-emotive.
- Duolingo ABC: creata dai creatori di Duolingo, è un’applicazione focalizzata sull’alfabetizzazione e sulla fonetica per insegnare ai bambini a leggere in modo ludico.
- Kahoot!: usata tantissimo dai ragazzi e nelle scuole, permette di partecipare a quiz e sfide live sui temi più disparati, stimolando l’apprendimento di gruppo.
Per fare un esempio ancora più concreto di cosa vuol dire progettare per i ragazzi, possiamo prendere in considerare l’app Oky.
Oky è un’app creata da UNICEF (stranamente non disponibile in italiano) che aiuta le ragazze a monitorare il ciclo mestruale. L’app usa un linguaggio e una grafica accattivanti e rassicuranti, pensati per facilitarne l’uso. Inoltre, raccoglie pochi dati, non basa il proprio modello sul coinvolgimento o sul tempo trascorso nell’app e in generale rispetta al massimo la privacy delle utenti.
In futuro, dovremmo creare più app, siti e social come Oky, pensati solo ed esclusivamente per bambini e ragazzi, che hanno delle necessità particolari e sono più vulnerabili ai rischi e agli “effetti collaterali” di internet.
Cosa possono fare i genitori
Mentre internet evolve e si arricchisce di strumenti pensati appositamente per i ragazzi, i genitori possono comunque fare molte cose per proteggere i propri figli online ed educarli a un uso sicuro delle tecnologie digitali.
Vediamo alcuni consigli pratici:
- Usa il parental control e i filtri, ma senza considerarli una soluzione completa: sono strumenti utili per ridurre i rischi immediati, ma non sostituiscono il dialogo e l’educazione digitale.
- Scegli servizi creati davvero per i minori: come abbiamo detto, se esistono, dai la priorità a piattaforme progettate per bambini e adolescenti che offrono ambienti più sicuri e adatti al loro livello di sviluppo (anche se sono meno entusiasmanti o ricche rispetto a quelle più commerciali).
- Preferisci app senza pubblicità e profilazione: riduci l’esposizione a contenuti commerciali e a sistemi che tracciano il comportamento per fini di marketing.
- Controlla quali dati vengono raccolti: verifica sempre i dati registrati e condivisi dall’app o dal servizio, per proteggere la privacy dei tuoi figli.
- Prova le piattaforme insieme ai figli: la cosa migliore è sempre esplorare app e siti in modo condiviso, per capire davvero come funzionano e dove possono annidarsi eventuali pericoli.
- Parla regolarmente delle loro esperienze online: il dialogo continuo permette di intercettare i problemi e rafforzare la consapevolezza digitale.
- Concedi autonomia in modo graduale: aumenta libertà e responsabilità nel tempo, in base all’età e alla maturità del minore.
- Insegna a riconoscere contenuti, richieste e comportamenti sospetti: l’obiettivo finale è che i minori sviluppino il proprio spirito critico e siano in grado di riconoscere da soli i rischi e i comportamenti dannosi.
Come abbiamo visto, proteggere i minori online non significa più solo tenerli lontani dagli spazi pericolosi che già conosciamo (e che peraltro cambiano continuamente). Significa anche offrire ai bambini e ai ragazzi piattaforme, app e siti in cui possano imparare, giocare e sperimentare senza essere trattati come utenti adulti o come consumatori da conquistare.
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