L’UE accusa Pornhub e altri siti: i minori accedono facilmente

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Dopo circa 10 mesi di indagini, l’Unione europea ha accusato Pornhub, XNXX e altre piattaforme di contenuti pornografici di non fare abbastanza per impedire ai…

Marcello LegaApr 29, 20267 min di lettura

Dopo circa 10 mesi di indagini, l’Unione europea ha accusato Pornhub, XNXX e altre piattaforme di contenuti pornografici di non fare abbastanza per impedire ai minori di entrare.

Questo problema si aggiunge al fatto che i minori accedono sempre più precocemente ai contenuti per adulti, esponendosi a potenziali pericoli online, oltre che a una socializzazione e un’educazione sessuale distorte.

La questione è complicata: da un lato c’è la tutela dei minori, ma dall’altro ci sono anche la loro privacy e gli interessi delle grandi piattaforme online. Continua a leggere per scoprire le possibili soluzioni e perché non sono ancora state implementate.

In questo articolo:

  • L’UE accusa Pornhub e altre piattaforme di non impedire l’accesso ai minori.
  • Tecnologie attuali per limitare l’accesso e perché non bastano.
  • Problemi di privacy e interessi dei siti porno.
  • Soluzioni alternative.
  • Perché questa questione riguarda tutti (e non solo i minori sui siti porno).

Buona lettura!

L’UE accusa i siti porno di non limitare l’accesso ai minori

Una commissione dell’Unione europea ha completato un’indagine che è durata circa 10 mesi su alcune delle più grandi piattaforme di contenuti pornografici, tra cui Pornhub, XNXX, XVideos e Stripchat. Il risultato è che, secondo la commissione, questi siti non fanno abbastanza per impedire l’accesso ai minori.

Il punto è questo: il Digital Services Act ritiene responsabili le piattaforme online per il controllo degli accessi da parte dei minori e l’esposizione ai rischi. I siti porno analizzati utilizzano dei metodi di verifica dell’età che sono facilissimi da aggirare e non hanno implementato misure per tutelare la sicurezza dei minori.

Ad esempio, utilizzano un semplice pulsante con scritto “Ho più di 18 anni”, oppure chiedono di inserire la data di nascita, senza alcun controllo successivo. Inoltre, una volta eseguito l’accesso, alcuni contenuti sensibili possono essere sfocati o preceduti da un avviso, ma questi non impediscono comunque di procedere e visualizzarli.

Se le aziende non prenderanno provvedimenti efficaci e in tempi brevi, rischiano multe fino al 6% del fatturato annuo e, in alcuni casi, la sospensione dei servizi in determinate aree geografiche.

Perché i sistemi di verifica attuali non bastano

Le piattaforme continuano a utilizzare sistemi di verifica dell’età completamente inefficaci, come il pulsante Ho più di 18 anni citato sopra, perché qualsiasi altra soluzione complicherebbe l’utilizzo del sito da parte degli utenti adulti e le aziende temono di perdere traffico (e guadagnare meno).

Tutte le misure adottate finora, comprese le etichette, gli avvisi e le sfocature servono più a tutelare l’azienda dal punto di vista legale che a impedire realmente a un minore di accedere ai contenuti.

Su questo punto l’UE è intransigente: la responsabilità è della piattaforma e la priorità è la sicurezza dei minori, per cui le aziende dovranno assolutamente prendere provvedimenti e rispettare i requisiti del DSA.

Perché, allora, le piattaforme non hanno inserito dei controlli più efficaci, se sapevano già che alla lunga avrebbero creato dei problemi? La questione è più complessa di quanto sembri. Andiamo a vedere.

accesso ai siti porno

Usabilità, protezione dei minori e privacy

Nella gestione degli accessi ai siti porno entrano in gioco tre interessi principali:

  • Usabilità e business. Da un lato abbiamo la necessità dell’azienda di continuare a offrire un servizio snello, una piattaforma facile e veloce da usare, senza attriti né ostacoli. È un interesse legittimo, dato che si tratta di un’azienda con un grandissimo bacino di utenti e interessi economici milionari.
  • Protezione dei minori. Dall’altro lato ci sono i minori, la cui tutela richiede un controllo dell’accesso alla pornografia (che sta diventando sempre più precoce) e la conformità alle recenti normative europee.
  • Privacy. Infine, c’è la questione della riservatezza dell’identità degli utenti: come si fa a verificare l’età di una persona senza identificarla? Quali sono i rischi di creare profili con dati personali associati alla visione di pornografia?

Trovare un equilibrio tra queste tre esigenze è molto difficile e alla fine si è creato un dilemma a cui ancora manca una soluzione: più controllo significa meno privacy e meno guadagni, ma più privacy significa meno controlli e, anche in questo caso, meno guadagni.

Soluzioni alternative, con limiti e sfide

Rispetto ai metodi finora utilizzati, come pulsanti o datari, sono necessari sistemi che verifichino davvero l’identità della persona che cerca di entrare, e questo significa accedere a dati sensibili, come:

Le piattaforme di contenuti pornografici non possono e non hanno i mezzi per sviluppare tecnologie di questo tipo, per cui la soluzione più semplice, proposta anche dall’UE, è quella di collaborare con provider esterni di verifica dell’identità.

Queste aziende creano dei sistemi che si integrano nel flusso di navigazione del sito partner in questo modo:

  1. Il visitatore prova ad accedere, ad esempio, a Pornhub.
  2. Prima di accedere alla home page, si apre una schermata che chiede di verificare l’identità. Tra le opzioni compare il provider esterno.
  3. Cliccando, il visitatore viene reindirizzato alla pagina del provider, in cui consente all’invio di un token di autorizzazione. Praticamente l’utente chiede al provider di dire al sito porno: “questa persona ha più di 18 anni, lasciatela entrare”.
  4. Ora il visitatore può accedere alla home page e navigare liberamente sul sito durante la sessione.

Questo sistema presuppone che ogni persona abbia creato un profilo e verificato la propria identità sulla piattaforma del provider. Il vantaggio è che ogni utente non dovrà condividere i propri dati con tutte le piattaforme con contenuti ad accesso ristretto, ma solo con un sito, ovvero quello del provider della verifica dell’età. Sulla carta sembra la soluzione perfetta, ma purtroppo non lo è.

LEGGI ANCHE: Il lungo cammino verso un’identità digitale unica.

Perché i siti non usano metodi più sicuri ed efficaci?

L’uso di provider esterni per la verifica dell’età ha diversi inconvenienti per le piattaforme di pornografia:

  • Aumentano i costi.
  • Usare il sito diventa più difficile e meno immediato, con un ritorno negativo sulle entrate dell’azienda.
  • L’esperienza dell’utente peggiora, perché non è più anonima, e non tutti sono disposti a identificarsi.
  • Molte persone sono restie a collegare la propria identità al consumo di pornografia.
  • In caso di data breach o compromissione dell’account, gli utenti rischiano l’esposizione di informazione altamente riservate.

Come si vede, non è automatico implementare un metodo di questo genere, anche se tecnicamente è il più sicuro ed efficace di tutti.

Perché la questione del controllo accessi riguarda tutti

Questo problema riguarda tutta la società, e non solo perché è in gioco la sicurezza dei minori. Il punto è che il controllo dell’accesso ai minori sui siti porno è solo l’inizio: i futuro potrebbe riguardare anche i social, le piattaforme digitali della PA, gli strumenti di AI e moltissime altre integrazioni.

In conclusione, siamo di fronte a un nuovo cambiamento di internet, che fa ancora fatica ad adeguarsi dopo anni di accesso indiscriminato e ai limiti della legalità.

La difficoltà sta nel trovare una soluzione che vada bene a tutti, o quanto meno alla maggior parte delle parti in gioco: deve salvaguardare i minori, ma senza rovinare l’esperienza utente né compromettere gli interessi economici della piattaforma.

La vera sfida non è quanto vogliamo controllare, ma come fare per controllare di più senza compromettere la privacy delle persone e senza complicare la navigazione.

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Buona navigazione!

Autore

  • author-marcello-lega

    Giornalista e traduttore con oltre 18 anni di esperienza in tecnologia e cybersecurity. Scrive contenuti su privacy online, minacce digitali e sicurezza informatica, con l’obiettivo di rendere questi temi chiari e utili per tutti.

    Ha conseguito il Google Cybersecurity Certificate. Per Panda Security, realizza articoli che aiutano gli utenti a proteggere la propria vita digitale.