Canzoni false su Spotify: la nuova truffa che sfrutta l’AI

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Immagina di aprire Spotify e trovare una nuova canzone del tuo artista preferito. Il brano compare sul suo profilo ufficiale, con tanto di copertina e…

Marcello LegaNov 4, 20269 min di lettura

Immagina di aprire Spotify e trovare una nuova canzone del tuo artista preferito. Il brano compare sul suo profilo ufficiale, con tanto di copertina e data di pubblicazione. Sembra tutto normale, ma c’è un problema: l’artista non ha mai registrato quella canzone e non sa nemmeno che esiste.

Sembra impossibile, eppure è proprio quello che sta succedendo su Spotify e altre piattaforme di streaming musicale. Alcuni truffatori sfruttano l’intelligenza artificiale per creare brani falsi, pubblicarli a nome di artisti reali e guadagnare con gli ascolti.

E la cosa più sorprendente è che non devono rubare password né entrare negli account degli artisti; gli basta sfruttare una falla presente nel sistema con cui la musica viene distribuita sulle piattaforme di streaming.

Canzoni false su Spotify: cos’è successo

Il 10 settembre 2026, sul profilo Spotify verificato dei Lathe of Heaven, una band punk di Brooklyn, è comparso un nuovo singolo intitolato Riding High (e già il titolo era abbastanza azzeccato).

La canzone, però, non assomigliava per niente alla musica del gruppo. La voce era diversa, lo stile non corrispondeva a quello della band e anche la copertina era completamente fuori posto.

La spiegazione è molto semplice: i Lathe of Heaven non avevano mai registrato quel brano. A pubblicarlo era stato Emanuel Maiberg, un giornalista della testata tecnologica 404 Media, che voleva dimostrare quanto fosse facile sfruttare una falla nel sistema di distribuzione musicale.

Maiberg ha creato la canzone con Udio, uno strumento di AI generativa, e l’ha pubblicata senza l’autorizzazione del gruppo. Il brano è finito non solo su Spotify, ma anche sulle pagine ufficiali della band su Apple Music, Tidal e Amazon Music.

L’esperimento ha dimostrato che una canzone può comparire sul profilo ufficiale di un artista senza che quest’ultimo ne abbia autorizzato la pubblicazione.

E non si tratta di un caso isolato. Il gruppo musicale Odette Child, che ha seguito il fenomeno per mesi, afferma di aver trovato più di 300 brani generati con l’AI e attribuiti falsamente ad artisti famosi, celebrità e perfino musicisti deceduti.

Come funziona la truffa

Come funziona la truffa delle canzoni generate con l’AI

Per capire come sia possibile, dobbiamo prima spiegare come arrivano le canzoni su Spotify. Normalmente, gli artisti non caricano direttamente i propri brani sulla piattaforma, ma si affidano a servizi di distribuzione musicale, come DistroKid, che si occupano di inviarli a Spotify, Apple Music, Tidal e altri servizi di streaming.

Il problema nasce quando un cybercriminale sfrutta questo sistema per pubblicare musica a nome di un artista senza averne il permesso.

La truffa funziona così:

  1. Creazione della canzone falsa. Il truffatore utilizza uno strumento di AI generativa per produrre un brano musicale e, se necessario, anche una copertina.
  2. Caricamento tramite un servizio di distribuzione. Il brano viene inviato a un servizio di distribuzione musicale, indicando come autore o interprete un artista realmente esistente.
  3. Falsa dichiarazione di autorizzazione. Chi carica la canzone dichiara di avere il diritto di pubblicarla a nome di quell’artista.
  4. Pubblicazione sul profilo ufficiale. Se i controlli non rilevano il problema, la canzone può essere associata al catalogo dell’artista originale.

Ed è proprio questa la debolezza del sistema. A differenza di molti altri casi, il truffatore non ha bisogno di creare un profilo falso o riuscire a violare quello ufficiale dell’artista (che sarebbe molto più complicato). Con molti meno sforzi, riesce invece ad aggiungere una nuova canzone al catalogo dell’artista, approfittando di verifiche insufficienti.

Sia chiaro, questa possibilità esisteva già prima dell’intelligenza artificiale. La differenza è che oggi gli strumenti di AI permettono di creare brani musicali in pochi minuti, rendendo molto più facile ripetere l’operazione su larga scala.

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Come guadagnano i truffatori?

A questo punto sorge spontanea una domanda: se la canzone compare sul profilo di un artista vero, come fanno i truffatori a incassare i profitti degli ascolti? La risposta è che il profilo pubblico dell’artista e il sistema di pagamento delle royalty sono due cose diverse.

Praticamente, quando ascolti una canzone su Spotify, una parte dei ricavi dello streaming viene destinata ai titolari dei diritti attraverso i relativi accordi di distribuzione.

Se un truffatore riesce a pubblicare un brano falso tramite il proprio account su un distributore musicale, può incassare le royalty generate da quella registrazione, anche se il brano compare sul profilo di un altro artista.

Naturalmente, questo non significa che ogni canzone falsa generi automaticamente denaro. Spotify ha dei requisiti piuttosto rigorosi per la monetizzazione e ha implementato dei sistemi di controllo contro gli ascolti artificiali, che possono portare al blocco dei pagamenti o alla rimozione dei contenuti.

Resta però il problema di fondo: un artista può trovare dei brani che non ha mai caricato, mentre qualcun altro cerca di guadagnare sfruttando la sua reputazione.

Perché Spotify non blocca le canzoni false?

Anche questa domanda viene piuttosto spontanea, ma in questo caso la risposta è meno semplice di quanto sembri. Le piattaforme di streaming ricevono enormi quantità di musica attraverso distributori, case discografiche e altri intermediari. 

Questo sistema permette anche agli artisti indipendenti di pubblicare facilmente i propri brani e iniziare a farsi conoscere, ma rende più difficile verificare le autorizzazioni e l’autenticità dei materiali discografici.

In particolare, per quanto possa sembrare assurdo, avere un profilo verificato non significa necessariamente che ogni nuova canzone associata a quel profilo sia stata approvata dall’artista.

Spotify ha riconosciuto pubblicamente il problema e a marzo 2026 ha annunciato il lancio della Artist Profile Protection, una funzione pensata per aiutare gli artisti a controllare le pubblicazioni associate al proprio nome.

Il sistema è ancora in fase di sperimentazione e permette ad alcuni artisti di ricevere una notifica quando viene inviato un nuovo brano destinato al loro profilo. Possono così controllarlo e rifiutare le pubblicazioni che non riconoscono.

Nella modalità standard, però, il brano viene pubblicato se l’artista non interviene. Una seconda modalità, disponibile per un numero più limitato di artisti, richiede invece un’approvazione esplicita prima della pubblicazione.

Il problema, quindi, non è completamente ignorato, ma il caso dei Lathe of Heaven dimostra quanto sia importante verificare l’identità di chi pubblica un contenuto, non soltanto quella dell’artista a cui viene attribuito.

Come riconoscere una canzone falsa su Spotify

Per chi ascolta musica, queste truffe non comportano alcun rischio diretto per la sicurezza del dispositivo o dei dati personali.

Il pericolo principale è essere ingannati, ascoltando un contenuto che sembra provenire da un artista ma che in realtà è stato pubblicato da qualcun altro. Ma questo è un problema diverso e ormai onnipresente su internet, a causa dei bot e dei contenuti creati con l’AI.

Fortunatamente, almeno per quanto riguarda le canzoni, ci sono alcuni segnali che possono aiutarti a riconoscere un brano fraudolento:

  • Stile musicale completamente diverso. Una canzone che non assomiglia per niente ai lavori precedenti dell’artista può essere un campanello d’allarme.
  • Voce o produzione insolite. Se la voce, gli strumenti o il sound in generale sembrano estranei allo stile abituale del gruppo, vale la pena approfondire.
  • Copertina e stile poco in linea con il gruppo. Immagini generiche, loghi diversi o grafiche completamente fuori stile possono suggerire che qualcosa non va.
  • Nessun annuncio ufficiale. Visita il sito o i profili social dell’artista per vedere se ha effettivamente annunciato la nuova uscita.
  • Pubblicazioni sospette o troppo frequenti. Una serie improvvisa di nuovi singoli, soprattutto da parte di un artista inattivo da tempo, può meritare qualche verifica.

Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, dimostra che una canzone sia falsa. Gli artisti possono cambiare stile, sperimentare nuovi generi o pubblicare materiale inedito senza grandi campagne promozionali. Se però noti più segnali sospetti, puoi andare a cercare le comunicazioni ufficiali dell’artista e segnalare il problema all’assistenza di Spotify.

Se invece sei un musicista e trovi sul tuo profilo brani che non ti appartengono, puoi utilizzare gli strumenti di segnalazione di Spotify for Artists e contattare il tuo distributore musicale.

L’intelligenza artificiale rende più facili anche le vecchie truffe

Il caso delle canzoni false su Spotify mostra un aspetto importante dell’evoluzione delle truffe online: non sempre i criminali informatici hanno bisogno di inventare nuove tecniche o trovare vulnerabilità sofisticate. A volte è sufficiente sfruttare un problema già esistente e utilizzare l’intelligenza artificiale per renderlo più semplice, veloce e redditizio.

In questo caso, la debolezza riguarda la verifica dell’identità e delle autorizzazioni nel sistema di distribuzione musicale. L’AI permette di creare rapidamente i contenuti necessari per approfittarne.

Per gli ascoltatori, la lezione è semplice: anche quando un contenuto compare su un profilo ufficiale, non è detto che sia autentico. Un motivo in più per mantenere un sano spirito critico, anche quando ci troviamo su piattaforme che utilizziamo e di cui ci fidiamo ogni giorno.

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    Giornalista e traduttore con oltre 18 anni di esperienza in tecnologia e cybersecurity. Scrive contenuti su privacy online, minacce digitali e sicurezza informatica, con l’obiettivo di rendere questi temi chiari e utili per tutti.

    Ha conseguito il Google Cybersecurity Certificate. Per Panda Security, realizza articoli che aiutano gli utenti a proteggere la propria vita digitale.