Intervista al Global Consumer Operation Manager di Panda su cyberbullismo, sicurezza digitale e parental control

Il bullismo online è un fenomeno a cui si è cominciato a prestare attenzione da pochi anni, in seguito a episodi tragici che hanno stimolato l’intervento delle istituzioni, dei genitori e del settore della cybersicurezza. Per questo, ne abbiamo parlato con Hervé Lambert, Global Consumer Operation Manager di Panda.

Buongiorno Hervé, grazie per averci concesso questa intervista. Per cominciare, vorremmo sapere qualcosa su di lei. Qual è la sua posizione in Panda, di cosa si occupa esattamente?

Lavoro in Panda Security dal 1998, sono stato Product Manager per diversi anni e attualmente gestisco le operazioni con la clientela di Panda su scala mondiale. Alcuni colleghi dicono che sono più vecchio del nostro Panda. 😊

Mi occupo principalmente di dare supporto ai team locali nelle operazioni commerciali, soprattutto durante le integrazioni con sistemi di terze parti. Però, la parte che mi appassiona di più del mio lavoro è fare da portavoce per i prodotti al consumo di Panda. Gestisco le relazioni con i media e la diffusione del know-how di Panda e delle innovazioni tecnologiche del nostro settore.

Parliamo di cyberbullismo e protezione dei minori online. Qual è la situazione attuale? A quali minacce sono esposti i minori su Internet?

Le molestie a scuola, in aula, il cosiddetto bullying, sia online che nel mondo reale, sono realtà di cui siamo sempre più coscienti e anche i genitori sono più sensibili su questo argomento. Eppure, continuiamo a vederlo come un problema remoto, che interessa altre persone, finché non succede qualcosa che ci tocca da vicino, come un figlio che aggredisce qualcuno o è vittima di molestie.

Le cifre parlano da sole, 6 minorenni su 10 utilizzano lo smartphone in modo insicuro: 1 su 7 ha inviato contenuti a sfondo sessuale e 1 su 4 ne ha ricevuti. Inoltre, secondo gli ultimi dati del Telefono Azzurro, il 50% dei ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 17 anni ha subito o assistito a un caso di bullismo online o offline. Un altro dato che fa riflettere è che circa il 60% delle vittime non parla con nessuno degli abusi subiti, neanche con i propri genitori.

Può farci un esempio di un caso reale per capire meglio il problema?

Vorrei citarne due. Il primo è un caso di bullismo avvenuto in Spagna. Quando abbiamo iniziato a interessarci al problema, abbiamo chiesto informazioni alle autorità e una poliziotta ci ha raccontato di una ragazza di 13 anni che, in seguito a molestie continuate per un lungo periodo di tempo, non è più riuscita a sopportarlo e si è tolta la vita.

Il secondo, anche se meno tragico, è ancora più sconcertante. Su Facebook, dei ragazzi hanno creato una pagina dedicata a prendere in giro una loro compagna. Nonostante gli sforzi dei genitori, la pagina è ancora attiva e ha raggiunto quota 5000 iscritti. Servono normative più chiare e, a mio parere, più restrittive in materia. Bisogna mettere dei limiti alla libertà di espressione, quando questa finisce per violare i diritti di altre
persone.

Che soluzioni offre oggi la cybersicurezza?

Nel nostro settore ci siamo dati molto da fare, all’inizio soprattutto per rilevare e segnalare i casi di bullying. In Europa esistono molte associazioni e fondazioni che si occupano della lotta contro il bullismo, ad esempio il Telefono Azzurro o la fondazione Anar in Spagna. Queste istituzioni, insieme alla Polizia Postale e alle forze dell’ordine in generale, stanno facendo un lavoro eccellente in termini di prevenzione e sensibilizzazione sul cyberbullismo.

Per quanto riguarda le soluzioni informatiche, gli strumenti migliori sono quelli di parental control, che consentono ai genitori di monitorare l’attività online dei figli e rilevare casi di molestie o abusi che, come abbiamo visto, molte volte vengono taciuti dai minori.

Come si posiziona Panda Security rispetto al cyberbullismo? Che soluzioni offre?

Sono molti anni che Panda offre strumenti di parental control per i genitori. Questi servono principalmente a restringere l’accesso a certi contenuti e servizi Web sui dispositivi, ad esempio per bloccare i siti per adulti. Negli ultimi tempi ci siamo resi conto delle necessità dei clienti e abbiamo sviluppato una nuova soluzione informatica, Panda Dome Family, che lanceremo a breve.

Panda Dome Family è progettato per creare un ambiente sicuro per tutta la famiglia in cui utilizzare il Web, e non solo per quanto riguarda la navigazione su siti e social media, ma anche per l’utilizzo di dispositivi dell’Internet of Things. La vita delle famiglie di tutto il mondo sarà sempre più informatizzata, e vogliamo dare ai genitori gli strumenti giusti per prepararsi a questi cambiamenti e proteggere i propri figli dagli “effetti collaterali” di Internet. Per questo, il nostro nuovo software sarà personalizzabile fin nei minimi dettagli, per adattarsi alle esigenze di ciascun nucleo familiare.

Che cosa chiedono gli utenti al settore della cybersicurezza?

I genitori chiedono di essere formati e preparati per individuare rapidamente i casi di bullying. Vogliono strumenti che li aiutino a rilevare i problemi ed evitare ai propri figli di mettersi in situazioni pericolose.

Oltre alle soluzioni informatiche, la società e le famiglie hanno ovviamente un ruolo fondamentale. Quali provvedimenti crede che dovrebbe prendere la società a livello scolare, legale ecc.?

Tutte le parti coinvolte dal bullismo devono collaborare tra loro. Sono necessarie più formazione e sensibilizzazione. Servono iniziative e leggi sulla prevenzione e il rilevamento dei casi di bullying, e per dare appoggio alle vittime e alle loro famiglie. Bisogna aumentare il controllo nelle scuole, credo che i governi dovrebbero investire di più in questo senso. Infine, bisogna ricordare che l’attenzione dei media ha un impatto molto positivo sulla lotta al bullismo. Insomma, servono sforzi su tutti i fronti.

E i genitori? Che cosa possono fare per proteggere i figli da crimini informatici e cyberbullismo? Può darci qualche consiglio pratico?

Allora, la prima cosa da fare è prestare molta attenzione al comportamento dei figli. Questi non dovrebbero utilizzare i social network prima dei 14 anni, perché non sono ancora abbastanza maturi.

I genitori devono spiegare ai figli che Internet e gli smartphone sono tecnologie potentissime, ma possono anche essere pericolose. I bambini devono avvicinarsi alla rete insieme ai genitori, imparandone limiti e rischi, un po’ come quando insegniamo ai nostri figli a camminare per la città stando attenti alle auto e altri pericoli della strada. Educazione, in questo senso, significa prevenzione e informazione sul bullismo e su come reagire.

Lei ha figli? Come gestisce la loro sicurezza online?

Sì, ho due figli grandi. Io e mia moglie li abbiamo accompagnati nella scoperta di Internet e dei social network. È stato un cammino lungo, a volte duro, con momenti di rifiuto, discussioni, ma anche una grande complicità e comprensione. Abbiamo aspettato che fossero abbastanza maturi prima di permettergli di utilizzare Internet e uno smartphone, e abbiamo dedicato molto tempo a formarli sia sulle potenzialità che sui pericoli della rete.

Un aspetto difficile da gestire quando parliamo di controllo dei genitori è il rispetto della privacy dei ragazzi. In che modo possono aiutarci gli strumenti di cybersicurezza?

L’importante è non abbordare la questione in termini di privazione o controllo contro la loro volontà. Nel nostro caso, abbiamo scelto di puntare tutto su formazione, educazione e comunicazione. Più che con i ragazzi, le discussioni le ho avute con mia moglie, perché la questione della privacy è molto delicata. Per fortuna, gli strumenti di parental control di oggi sono molto versatili e consentono ai genitori di provare diversi livelli di controllo e trovare un punto di equilibrio, che cambia da famiglia a famiglia.

Per finire, cosa crede che ci aspetti in futuro? La situazione migliorerà o Internet sarà un luogo sempre più insicuro?

Sono ottimista, credo che siamo sulla strada giusta e che lentamente stiamo per uscire dall’attuale situazione di emergenza. La società è più sensibile, i ragazzi sono più coscienti dei rischi e i genitori più formati e attenti. Grazie a una maggiore presenza dei genitori – che secondo me è la chiave – possiamo evitare molti comportamenti sbagliati online e ridurre moltissimo i casi di cyberbullismo.

C’è qualcosa che vorresti aggiungere per terminare l’intervista? Magari un messaggio rivolto agli adolescenti?

Sì, vorrei dire una cosa a tutti i ragazzi che oggi iniziano a navigare su Internet e nelle reti sociali: fidatevi dei vostri genitori, fatevi insegnare da loro, chiedete, parlate, non abbiate timori. E soprattutto, se dovessi essere vittima di un episodio di bullismo, chiedi aiuto ai tuoi genitori o agli insegnanti e parlane con i tuoi amici, non te lo tenere per te. Non ti vergognare e non avere paura, perché non sei l’unico o l’unica a cui succede e ci sono tante persone che possono aiutarti a risolvere questo problema.

Come abbiamo visto, la lotta contro il bullismo richiede la partecipazione di tutti. Inizia subito a proteggere i dispositivi della tua famiglia con la suite di funzionalità di cybersicurezza di Panda Dome. Per approfondire l’argomento di questa intervista, leggi la nostra guida sul cyberbullismo. Infine, per capire la relazione attuale tra gli adolescenti e Internet, scarica il dossier di Telefono Azzurro e DoxaKids 2019.

Buona navigazione e buona prevenzione del cyberbullismo!

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