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Virus IA: come funzionano i nuovi malware basati sull’intelligenza artificiale

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Hand holding a hacked cell phone with a skull (cyber attack), with the Artificial Intelligence (AI) symbol in the background. Concept of cyber attack, hacking and computer crime with AI.

Fino a poco tempo fa, i criminali informatici utilizzavano l’IA generativa per rendere più credibili le truffe con cui diffondevano il malware e rubavano dati. Recentemente, però, il team di Threat Intelligence di Google, GTIG, ha scoperto alcuni malware che utilizzano l’IA. Questi malware si adattano, si diffondono, superano le difese e persistono nei sistemi infetti.

Chiariamo subito: non significa che l’IA stia attaccando i computer né che i malware siano diventati intelligenti e autonomi. Semplicemente, si sono evoluti e ora – per il momento pochissimi – dialogano in remoto con l’IA per ricevere istruzioni personalizzate in base al sistema che devono violare e al loro obiettivo.

I virus IA non sono più fantascienza, ma sono diversi da come li immaginavamo. Continua a leggere per scoprire come funzionano e come proteggerti.

In questo articolo:

Buona lettura!

Virus IA: come funziona davvero l’IA integrata nei malware

Per certi versi, i nuovi malware rilevati da GTIG sono più semplici e rudimentali rispetto a quelli degli ultimi anni. Non contengono più migliaia di righe di codice e istruzioni precise: al contrario, sono molto più snelli e reattivi, e basano la loro efficacia sul dialogare da remoto con un’intelligenza artificiale generativa, a cui chiedono istruzioni specifiche, uno script o come adattare il proprio codice per aggirare i controlli di sicurezza.

Per farlo, questi malware utilizzano la connessione di rete del sistema infetto per contattare un modello di intelligenza artificiale come Gemini o ChatGPT tramite le API (le interfacce che fanno da connettori tra piattaforme diverse).

I criminali che li hanno programmati devono aver prima trovato un modo per aggirare i controlli di prompt injection dell’IA, che le consentono di riconoscere le richieste malevole e non fornire istruzioni, ad esempio quando qualcuno chiede come costruire una bomba o forzare la serratura di una macchina.

A quel punto, l’IA fornisce al malware le informazioni di cui ha bisogno per raggiungere il proprio scopo, come installare altri pacchetti di malware specifici, rubare e inviare dati personali e così via.

Due esempi reali di virus IA osservati dai ricercatori

Il team di GTIG ha scoperto due malware che utilizzano l’IA in questo modo, e li ha battezzati rispettivamente PROMPTFLUX e PROMPTSTEAL. Vediamo cosa fanno:

Entrambi hanno una cosa in comune: il comportamento del malware è meno fisso e diventa più adattabile al contesto, all’obiettivo e agli strumenti di sicurezza che trova.

È importante ricordare che per ora si tratta di due casi isolati: i malware che sfruttano l’IA non sono la norma, ma un segnale di un cambiamento di rotta nel mondo della criminalità informatica, a cui dobbiamo prestare attenzione per prepararci.

Come cambiano gli attacchi malware con l’IA

L’integrazione dell’IA negli attacchi malware cambia profondamente gli scenari e le dinamiche di cybersicurezza. Finora abbiamo avuto a che fare con minacce statiche, dove il problema era la grande varietà, lo sfruttamento delle vulnerabilità e l’esposizione al rischio dei sistemi dovuta all’errore umano.

Ora, invece, siamo di fronte a un nuovo concetto di minaccia informatica: un malware che si adatta a ciò che trova, improvvisando e aggirando molte delle protezioni che finora ci avevano tenuto al sicuro.

In particolare, assistiamo a 3 grandi cambiamenti:

  1. Malware più semplici e meno firme statiche, quindi più difficili da riconoscere con i sistemi di analisi di base.
  2. Maggiore velocità per i criminali per eseguire un attacco e meno tempo per la vittima per accorgersene e rispondere.
  3. Attacchi meno prevedibili, che possono causare danni diversi a seconda del sistema, in base alle condizioni che trovano.

I confini tra una minaccia informatica e l’altra si fanno più sfumati, il malware in sé perde protagonismo e, ancora una volta, acquista centralità il modo in cui l’utente usa il sistema (e gli errori che può commettere).

Impatto dei virus IA sull’utente finale

A questo punto ti starai chiedendo: Mi riguarda? Quali sono le conseguenze per me e che cosa devo fare per proteggermi? Il mio antivirus è ancora sufficiente? Cerchiamo di rispondere per aiutarti a prepararti alle nuove minacce:

Quindi, la buona notizia è che i software di sicurezza moderni come Panda Dome sono progettati per resistere ai nuovi malware che utilizzano l’IA, ma in futuro dovremo alzare ancora di più la guardia, perché gli attacchi saranno sempre più imprevedibili.

Cosa puoi fare per proteggerti fin da subito

Un’altra buona notizia è che tu sei ancora più intelligente dell’IA, e ci sono moltissime cose che puoi fare per proteggere i tuoi dati e i tuoi dispositivi dai nuovi malware con IA e dalle minacce emergenti:

Riassumendo, i nuovi malware che utilizzano l’IA scoperti da Google indicano una nuova tendenza nel mondo della sicurezza informatica, prevista già da anni e per cui i software di sicurezza hanno già iniziato a prepararsi.

Oggi più che mai, il comportamento dell’utente e l’igiene digitale sono la chiave per proteggersi dalle nuove minacce informatiche. E poter continuare a navigare sul web in tranquillità.

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Buona navigazione e buona protezione dai malware con IA!

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