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Minacce informatiche: cosa rischiano i tuoi dati se le aziende non sono pronte

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Hai mai pensato a dove finiscono i tuoi dati online? Ogni giorno facciamo sempre più cose su internet, come prendere appuntamenti, fare acquisti, la spesa, bonifici bancari, guardare video in streaming e così via. E ogni piattaforma che usiamo si appoggia a molti altri servizi e fornitori che non conosciamo.

Insomma, i nostri dati passano davvero per molte mani diverse, e spesso non possiamo fare altro che fidarci. Ma facciamo bene?

Da una ricerca recente di Zscaler è emerso che molte aziende italiane non si sentono pronte per contrastare le minacce informatiche contemporanee e del futuro, e lo dimostra anche un dato del rapporto Clusit 2026: i cyberattacchi gravi sono aumentati moltissimo in un anno (da 357 a 507).

In questo articolo parliamo di:

Buona lettura!

Minacce informatiche: perché le aziende sono più esposte

Tradizionalmente, le aziende italiane hanno sempre pensato alla sicurezza informatica come un prolungamento di quella fisica: c’è un perimetro da sorvegliare e la sua integrità dipende dal controllo dei sistemi interni, come firewall, reti aziendali, software e così via.

Questo approccio è ormai obsoleto, perché le aziende moderne sono quasi interamente digitali e utilizzano decine di servizi e fornitori diversi:

La sicurezza non riguarda più solo il computer dell’ufficio o il server aziendale: le vulnerabilità si sono moltiplicate e in molti casi sfuggono completamente al tuo controllo e perfino dell’azienda di cui utilizzi i servizi.

Il rischio legato ai fornitori

Facciamo un esempio di come si spostano i tuoi dati online:

  1. Inizi a usare un’app di incontri online, che ti chiede di verificare la tua identità.
  2. Scatti un selfie e una foto del tuo documento di identità, che vengono salvate dall’app e inviate al fornitore del servizio di verifica.
  3. Questa azienda, a sua volta, salva i dati sul cloud, ad esempio di Google o di un fornitore più piccolo e locale, spesso più conveniente.
  4. Il provider cloud deve controllare la sicurezza dei dati prima di salvarli, e per farlo usa un software di sicurezza che cerca virus e contraffazioni.

In una catena di questo tipo, basta un solo anello debole per compromettere la tua privacy per sempre. E in più, questo processo si ripete decine di volte al giorno, ogni volta che visitiamo un sito o usiamo un’app o una piattaforma online.

Come vedi, la sicurezza non dipende solo dai sistemi utilizzati dall’azienda di cui ti fidi, ma dai suoi partner e dai partner dei suoi partner.

Nuovi rischi legati all’AI

Dal sondaggio di Zscaler, citato anche in questo articolo del Sole 24 ore, emergono alcune statistiche interessanti:

L’AI è spesso considerata uno strumento informatico in più, come Word o Excel, ma c’è una grande differenza: gli utenti condividono ogni giorno moltissime informazioni personali, lavorative, finanziarie e persino mediche.

L’AI non è cattiva né pericolosa, ma va gestita bene. Le aziende la usano per scrivere testi, analizzare dati, rispondere ai clienti e organizzare i documenti. Caricando così tanti dati personali, basta che un dipendente utilizzi un servizio non autorizzato e potenzialmente pericoloso per causare un data breach e mettere a repentaglio i dati di tutti gli altri utenti.

I sistemi vecchi di sicurezza non bastano più

I rischi dei fornitori e dell’AI ci aiutano a capire una cosa importante: il vecchio approccio alla sicurezza informatica non è più sufficiente.

Un tempo molte aziende ragionavano come se la rete aziendale fosse un castello: dentro sicuro, fuori pericoloso. Oggi quel confine è molto meno chiaro: utenti, dati e applicazioni sono distribuiti tra cloud, dispositivi personali, fornitori e strumenti online. Per questo firewall e VPN (rete privata virtuale) da soli non bastano più, soprattutto se le aziende usano sistemi vecchi o account gestiti male.

Inoltre, la maggior parte degli incidenti di sicurezza di oggi avviene per un errore interno, ad esempio perché un dipendente di un fornitore inserisce dati in un sito di phishing o risponde a un messaggio truffa.

E alla fine di questa lunga catena di collaborazioni e interdipendenze ci sei tu, l’utente, con i tuoi dati e le tue preoccupazioni.

Cosa può succedere ai tuoi dati

Le violazioni e le fughe di dati aziendali non sempre producono danni immediati. A volte, le conseguenze si vedono a distanza di mesi oppure non sono percepibili direttamente. Vediamo come vengono utilizzati i dati esfiltrati e cosa può succedere in caso di incidenti nella catena di fornitura digitale:

Come vedi, è tutto l’ecosistema digitale a essere più vulnerabile, perché le sue parti sono strettamente collegate fra loro. E quindi, cosa puoi fare tu, come consumatore, per proteggere i tuoi dati?

Cosa fare anche se non controlli la sicurezza delle aziende

Innanzitutto, ricorda che la responsabilità della sicurezza dei tuoi dati non dipende solo da te, ma anche (e moltissimo) dalle aziende e dai loro fornitori. Non puoi controllare ogni singolo spostamento dei tuoi dati online, così come non puoi verificare la sicurezza reale di ogni singola azienda coinvolta.

Quello che puoi fare è iniziare a dare la priorità alla sicurezza, e scegliere le aziende e i servizi che usi soprattutto in base a quanto sono trasparenti, sicuri e rispettosi della privacy.

Si tratta di un cambio di mentalità poco comodo, lo sappiamo, ma ormai è diventato irrinunciabile. Anche il servizio più comodo e più economico del mondo non vale nulla se rischi un furto di identità o un accesso non autorizzato al tuo conto in banca.

Infine, sia come dipendente sia come utente di internet, ecco alcune cose che puoi fare ogni giorno per limitare i rischi online:

I nostri dati percorrono ogni giorno strade che non vediamo e non possiamo controllare del tutto. Le aziende italiane stanno ancora cercando di adattarsi a un panorama di minacce che cambia molto più velocemente dei loro sistemi e delle loro abitudini.

Questo non significa che dobbiamo smettere di usare internet o, al contrario, di fidarci di qualsiasi servizio. Significa che dobbiamo diventare consumatori più consapevoli: scegliere le piattaforme con più attenzione, limitare i dati che condividiamo e adottare piccole abitudini quotidiane che fanno davvero la differenza.

La sicurezza informatica non è più solo un problema tecnico da delegare agli esperti IT. È diventata una questione che riguarda tutti, ogni giorno, ogni volta che apriamo un’app, inseriamo il nostro indirizzo email da qualche parte o carichiamo un testo da far correggere a ChatGPT.

In fondo, i tuoi dati raccontano chi sei. Vale la pena proteggerli.

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Autore

  • Giornalista e traduttore con oltre 18 anni di esperienza in tecnologia e cybersecurity. Scrive contenuti su privacy online, minacce digitali e sicurezza informatica, con l’obiettivo di rendere questi temi chiari e utili per tutti.

    Ha conseguito il Google Cybersecurity Certificate. Per Panda Security, realizza articoli che aiutano gli utenti a proteggere la propria vita digitale.

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