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Parlare con ChatGPT fa bene o male?

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Ti è mai capitato di aprire ChatGPT o il tuo chatbot di fiducia per chiedergli un’informazione e poi finire a fare due chiacchiere? Magari di qualcosa che ti è successo al lavoro e che ti ha fatto arrabbiare, o di quella persona che hai conosciuto il fine settimana scorso e che non riesci a toglierti dalla mente.

Secondo gli ultimi dati di OpenAI, l’uso di ChatGPT per l’espressione di sé è sempre più diffuso. Di fatto, da luglio 2024, l’uso personale ha superato quello lavorativo e l’espressione di sé è passata dal 4% al 10%.

Ci sono ancora poche ricerche scientifiche sugli effetti di questi comportamenti, ma alcune segnalano già una possibile correlazione con un aumento della solitudine. Per questo è legittimo che gli utenti si chiedano se “parlare con ChatGPT fa male o no?”.

In questo articolo:

Buona lettura!

Uso personale di ChatGPT

OpenAI pubblica periodicamente statistiche sull’uso di ChatGPT. In questa pagina un po’ di tutto: la distribuzione dell’utilizzo tra donne e uomini, gli scopi di utilizzo più diffusi e anche una classifica di uso per Paese – a proposito, l’Italia è trentanovesima su 118.

L’ultimo aggiornamento risale a febbraio 2026 e i dati mostrano una tendenza interessante. Non solo l’uso personale continua ad aumentare, ma l’espressione di sé ha iniziato a crescere ancora più rapidamente rispetto al passato.

Con il termine “espressione di sé”, OpenAI intende tutte quelle conversazioni su argomenti personali e che riguardano la sfera privata, come amicizie, relazioni sentimentali, famiglia, salute personale, fitness, scelte lavorative, questioni religiose e molto altro ancora.

In queste interazioni si parla di espressione perché l’utente comunica quello che sente senza aspettarsi una risposta specifica dal chatbot, e i motivi possono essere diversi, come solitudine, noia, bisogno di contatto, preoccupazione o forti reazioni emotive legate a eventi concreti.

Tutto questo significa che sempre più persone utilizzano i chatbot AI non solo come assistenti professionali o una versione migliorata dei motori di ricerca, ma come confidenti personali, supporto psicologico e, in certi casi, una sorta di amico.

Perché aumenta l’uso di ChatGPT per l’espressione di sé?

Se ti senti identificata o identificato con la descrizione che abbiamo fatto finora, ti consolerà sapere che sei in buona compagnia. Il dato curioso, come accennato nell’introduzione, è che le conversazioni personali sono quasi triplicate in meno di due anni. Vediamo i motivi principali:

Come vedi ci sono molti motivi per cui le interazioni personali con i chatbot continuano ad aumentare. In fondo, il nostro cervello riconosce un comportamento quasi umano, riceve molti riscontri positivi e quindi rinforza il comportamento nel tempo (con un lieve rischio di dipendenza).

Le ultime versioni dei chatbot AI si adattano al nostro stato d’animo, per cui quando parliamo con ChatGPT abbiamo la strana sensazione di sentirci capiti.

Cosa dice la scienza sull’uso personale dei chatbot

Premettiamo che per ora ci sono pochi studi e i risultati sono parziali. Servono molte altre ricerche, approfondimenti ed esperimenti per capire bene come abbiamo integrato i chatbot nella nostra vita e quali sono le conseguenze.

Detto questo, esistono alcune evidenze scientifiche che vale la pena riportare qui:

Non è molto, ma è già qualcosa, e soprattutto le poche evidenze sembrano puntare in un’unica direzione. Attenzione a usare i chatbot come se fossero degli amici, perché non lo sono, e un abuso dell’espressione di sé può renderci più soli di prima.

Come e quando usare ChatGPT in modo sano

Ecco alcune linee guida da tenere presenti quando interagisci con ChatGPT, Google Gemini o altri chatbot AI. Non si tratta di proibizioni categoriche, solo di consigli basati sulle poche evidenze scientifiche disponibili e sulle conoscenze di psicologia della comunicazioni attuali.

Quando usare ChatGPT:

Quando è meglio non usare ChatGPT:

Riassumendo, in base ai dati di OpenAI e alle prime ricerche sull’uso dell’IA generativa, i chatbot possono aiutarci a pensare, riflettere e sfogare un po’ di tensione emotiva, ma bisogna stare attenti a non oltrepassare la sottile linea di confine tra l’uso e la dipendenza.

Inoltre, bisogna sempre tenere presente che le IA generative imitano il pensiero umano in base a calcoli probabilistici di associazione tra le parole, ma non pensano davvero e soprattutto non provano emozioni e sentimenti.

Un chatbot non può sostituire il contatto con altre persone, e non solo a livello professionale, ma soprattutto a livello personale, umano e sentimentale.

Per utilizzare in modo sicuro e utile i tuoi chatbot preferiti, segui il nostro blog, dove troverai tanti consigli di sicurezza informatica e benessere digitale.

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Buona navigazione e buon uso sicuro di ChatGPT!

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